Da Campo di Marte a Aeroporto: Capodichino di ieri e quello di oggi
Nel diciannovesimo secolo, quasi ogni città degna di questo nome disponeva di un’area per le esercitazioni militari. Questa era comunemente denominata “Campo di Marte”, su imitazione del Campo Marzio di Roma. Nella città di Napoli tale area fu individuata nella zona di Capodichino, già dalla sua nascita come a sapere della sua futura destinazione si tenne in quel luogo. Il 16 febbraio 1812, nonostante il cattivo tempo, l’ascenzione con una mongolfiera della prima donna aeronauta, la famosa Sophie Blanchard, sotto gli occhi di Gioacchino Murat, a quel tempo re di Napoli. Si può quindi dire che l’impiego aeronautico di quell’area risalga ormai a più di duecento anni, ma nel corso del tempo altre ascensioni si ebbero, tra le numerose che venivano organizzate nel Regno di Napoli, si ricorda quella del 1843 di Antonio Comaschi, bolognese, che si avvalse dell’opera dello scienziato napoletano Domenico Mamone Capria, per preparare il “gas infiammabile”, ovvero l’idrogeno, necessario per il suo pallone.

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L’ardito volo si concluse alcune ore dopo nella provincia di Salerno, con l’aviatore quasi assiderato a causa del freddo ad alta quota. Ma il Campo di Marte era conosciuto in tutto il Regno soprattutto per le spettacolari esercitazioni e le grandi parate militari a cui partecipavano gran parte della popolazione in particolar modo il venerdì quando era sempre presente il sovrano. Si ricorda la nefasta data dell’8 dicembre 1856, festa dell’Immacolata, quando re Ferdinando II andò a passare in rassegna a cavallo le truppe al Campo di Marte dopo aver assistito alla messa. Li il soldato Agesilao Milano, di idee mazziniane, gli si avventò contro, riuscendo a ferirlo al petto con la baionetta. Il re impassibile terminò la rassegna. Oggiggiorno su tutta l’area è allocato l’aeroporto militare e civile di Napoli. Sarebbe utopico dedicare quell’aeroporto a Ferdinando II? Oggi girano voci di voler dedicare l’antico campo di Marte ad un cantante napoletano di recente scomparso a cui invece buon riconoscimento sarebbe intitolargli una delle tante nuove strade cittadine.

Gerry Sarnelli