Dopo il primo cavallo, di qualche giorno fa, è stata fatta la scoperta di altri due cavalli, sempre all’interno della stalla della villa romana di Civita Giuliana,  del secondo cavallo sono state recuperate al momento soltanto le zampe a causa del crollo della galleria. Il terzo è un cavallo da parata del quale è stato tratto il calco in gesso.
Cavalli importanti, quindi, almeno tre, destinati alla corsa e alla rappresentanza, trovati bardati e con i resti delle briglie, presumibilmente pronti quindi alla fuga, per scappare da quell’inferno. La storia della scoperta del primo cavallo è tuttavia la più singolare, come se l’animale volesse finalmente venire fuori dopo 2000 anni.

Come tutte le  più grandi scoperte, anche questa è avvenuta per caso. Infatti il Parco Archeologico di Pompei con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata e gli investigatori del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, insieme al Comando Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata,  stavano  indagando per individuare dei passaggi segreti illecitamente realizzati dai ”cacciatori” di antichità, nel corso di queste indagini  sono stati scoperti dei cunicoli illegali utilizzati per il furto e il contrabbando di reperti antichi, ed è grazie a queste ricerche che sono emersi i resti dei cavalli. La straordinaria scoperta è avvenuta appunto nell’area di Civita Giuliana, gli scavi sono stati condotti  sotto la guida del direttore generale del Parco Archeologico, Massimo Osanna, che ha sperimentato nuovamente con successo la tecnica dei calchi, ideata dall’archeologo Giuseppe Fiorelli proprio a Pompei, nella seconda metà del XIX secolo.

 Simona Caruso