Il Postino    1994 di Michael Radford e Massimo  Troisi

È l’ultima interpretazione di Massimo  Troisi, scomparso solo 12 ore dopo la fine delle riprese.

Solo in Italia è stata attribuita a Troisi la collaborazione alla regia, forse per scopi commerciali, mentre negli altri paesi il film risulta diretto dal solo Michael Radford. Infatti solo lui è stato candidato all’Oscar 1995 per la miglior regia.

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Il film fu candidato a vari Oscar: come miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista, miglior sceneggiatura non originale. Vinse l’Oscar e il Nastro D’argento 1995 come miglior Colonna Sonora a Luis Bacalov  e il David di Donatello per il miglior Montaggio a Roberto Perpignani.

Il Soggetto è ispirato al romanzo “Il Postino di Neruda” dello scrittore cileno Antonio SkármetaLa Sceneggiatura è di Massimo Troisi, Furio Scarpelli, Giacomo Scarpelli, Michael Radford, Anna PavignanoGli Interpreti sono Philippe Noiret, Massimo Troisi, Maria Grazia Cucinotta, Renato Scarpa, Linda Moretti, Mariano Rigillo, Anna Bonaiuto.    Le Musiche sono di Luis Enrique Bacalov.

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Trama

All’inizio degli Anni ’50, il poeta cileno Pablo Neruda, in esilio, si rifugia con la giovane moglie Matilde in un’isola del sud d’Italia. Mario, figlio di un pescatore con nessuna vocazione per il mare, accetta con entusiasmo l’incarico di postino ausiliario dal capo del locale ufficio postale, Giorgio, un comunista militante. Compito di Mario è consegnare al poeta la sua corrispondenza ma, un poco alla volta tra i due si instaura un rapporto di amicizia. Mario inizia anche a leggere alcuni versi di Neruda e a chiedergli dei chiarimenti sulla sua arte. Quando il poeta, dopo aver ricevuto per il suo compleanno un messaggio registrato dal Cile, chiede a Mario di incidere anche lui un saluto per i suoi amici, egli cita Beatrice Russo, la barista di cui si è innamorato, come “la cosa più bella dell’isola”Grazie all’aiuto di Neruda, Mario riesce a conquistare Beatrice servendosi dei versi e delle “metafore” del poeta. La ragazza, nonostante il divieto della zia rimane affascinata da Mario. Alle “nozze riparatrici” Neruda fa da testimone, malgrado la perplessità del parroco. Intanto l’esilio viene revocato e il poeta può tornare in patria. Per cinque anni Mario segue alla radio sui cinegiornali, le vicende dell’illustre amico, ma l’unico segno è la lettera del segretario che chiede i libri e gli oggetti lasciati dal poeta sull’isola. Qui, grazie al deputato della Democrazia Cristiana Di Cosimo, sono finalmente iniziati i lavori dell’acquedotto. Mario, che aspetta un figlio, registra per l’amico lontano i rumori dell’isola, la voce del mare e del vento, ed il battito cardiaco del nascituro. Dopo la vittoria della Democrazia Cristiana, i lavori vengono però interrotti e Mario è sempre più impegnato nel partito comunista. Cinque anni dopo, Il poeta con  la moglie entrano di nuovo nell’osteria di Beatrice dove incontrano Pablito, il figlio di Mario che quest’ultimo non ha nemmeno visto nascere perché è morto a Roma durante un comizio in cui doveva leggere una poesia in onore di Neruda.

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( tratto da comingsoon.it )

L’ultimo saluto di Massimo

La storia commovente di Mario Ruoppolo, giovane postino che riesce a stringere una grande amicizia col poeta comunista Pablo Neruda, immaginato nel film in esilio politico su una piccola isola del sud d’Italia, rimane impressa negli spettatori come il “memorabile canto del cigno” di Troisi che morì poco dopo la fine delle riprese.

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Il malinconico finale del film coincide con quello del protagonista, lasciando in ognuno di noi un vuoto profondo, E così, come si legge in uno dei commenti riportati su mymovies.com, “il caro Massimo Troisi con la sua essenza di persona semplice e sensibile ci ha dato il suo ultimo saluto regalandoci …, come suo conclusivo gesto d’affetto, questo film che rimane il suo capolavoro-testamento”.

In altre recensioni il film viene definito come “il commovente e poetico testamento di Troisi”, la “summa ” di quello che è stato il cinema “non di un semplice regista o attore, ma di un grandissimo artista la cui anima è rimasta reincarnata nelle immagini di questo assoluto capolavoro poetico, diretto anche da un eccellente Michael Radford“.

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Definito da alcuni commentatori l’ “Oscar mancato“, il film descrive “il mondo intero, con il mare   Il cielo, con la pioggia, le nuvole… come una metafora di qualcosa”, un mondo racchiuso in un’isola che si esprime attraverso la “delicata amicizia” tra il “dotto poeta”  amato dalle donne, come dice Mario e “amato dal popolo per la sua vena comunista”, come dice Giorgio, il capo telegrafista, cioè tra l’acculturato uomo di lettere e l’ “isolano  ignorante”. Di un mondo che si esprime anche attraverso la spontaneità e l'”analfabetismo” degli isolani , quanto nell’ “ignoranza di un parroco che crede che i comunisti mangino i bambini”, “il tutto avvolto da una semplicità toccante” che a poco a poco coinvolge l’ “illustre ospite”. È possibile cogliere l’essenza e la raffinatezza di questo film soprattutto nella sequenza in cui Troisi incide la sua voce su un registratore: “Don Pablo, spero non vi siete scordato di me …quando siete andato via, ho pensato che vi eravate portato via  tutto insieme a voi… invece qualcosa me lo avete lasciato”. E questo “qualcosa” si riassume nella “bellezza di un mondo non costruito, non ipocrita…, un mondo ingenuo ma vero”, nella “bellezza della semplicità e…dell’innocenza ..che conservano la natura, gli abitanti e la vita stessa dell’isola”. Le meraviglie dell’isola elencate da Mario sono “meraviglie naturali”, dal cielo stellato al “vento dei cespugli ” sino alle “reti tristi di mio padre”. Mentre elenca le “cose belle dell’isola”, Mario guarda il cielo stellato e dice: “bello però…non me n’ero mai accorto che era così bello”. “Con occhi bagnati di commozione” ricordiamo poi gli ultimi momenti del film, in cui Pablo Neruda, tornato troppo tardi sull’isola trova Beatice insieme al piccolo Pablito, ma soprattutto quando passeggia sulla spiaggia ripensando all’amico postino-poeta. Ma l’amico ormai è morto, ucciso dalla polizia durante una manifestazione comunista, in cui Mario avrebbe dovuto leggere una sua poesia dal titolo “Canto per Pablo Neruda”, dedicata al poeta anche se “parla del mare” perché “senza di voi non l’avrei mai scritta “. Così , si legge in una recensione, il film si conclude in una poesia mai letta, in un ringraziamento mai esternato, ma con un senso di sincero affetto ed una lacrima di ringraziamento che scende spontanea dagli occhi dello spettatore”.

(da mymovies.it )

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Desidero concludere questa scheda su Il Postino, con un bellissimo articolo di Lietta Tornabuoni da “La Stampa”: questa pellicola “racconta la semplice Storia dell’amicizia  tra il famoso poeta cileno comunista Pablo Neruda…e il giovane postino incaricato di recapitargli la corrispondenza. Al ragazzo insoddisfatto e sensibile quel legame apre il mondo ignoto della cultura e delle idee comuniste, trasforma la vita, fornisce il linguaggio dell’amore per la ragazza  che sposerà, consente d’accorgersi della bellezza del suo paese , dà il desiderio d’essere lui stesso poeta e militante, come a dire che poesia, politica e amore possono essere tutt’uno… e che la poesia può insegnare a parlare e pensare, a riconoscere le emozioni e ad esprimerle, a vedere il mondo e a volerlo cambiare”.

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Fernanda Zuppini