Mercoledì 14 marzo 2018, ore 14.30, la Fondazione Premio Napoli (Palazzo Reale) ospiterà l’incontro dal titolo Roberto Bracco e Salvatore Di Giacomo l’incrocio dei percorsi teatrali e giornalistici negli anni Novanta dell’Ottocento, che sarà introdotto da Domenico Ciruzzi, presidente della Fondazione Premio Napoli. Seguiranno gli interventi di Pasquale Sabbatino, coordinatore del Master in Drammaturgia e Cinematografia, e Vincenzo Caputo, docente di Letteratura teatrale italiana dell’Ateneo federiciano. L’attore Carmine Borrino interpreterà alcune scene di Bracco e Di Giacomo.

 Negli anni Novanta dell’Ottocento, l’immagine della città partenopea come “città disgraziata” costrinse scrittori e commediografi, come Bracco e Di Giacomo, ad interrogarsi su diverse questioni legate ai molteplici aspetti di Napoli, i quali non riuscivano a coesistere dal punto di vista culturale e  sociale. «L’incrocio dei percorsi teatrali e giornalistici di Roberto Bracco e Salvatore Di Giacomo – dichiara Pasquale Sabbatino – avvenne negli anni Novanta dell’Ottocento, sull’onda montante del ritrarre dal vero la città e i suoi mali, come da tempo De Sanctis aveva esortato a fare nelle sue conferenze su Zola. I drammi Don Pietro Caruso di Bracco e l’atto unico A San Francisco di Di Giacomo denunciano la connivenza tra politica e camorra e il potere della malavita organizzata nelle carceri. Inoltre Di Giacomo nell’atto unico ‘O mese mariano e Bracco nell’articolo Psicologia di via Toledo fermano lo sguardo sulle nidiate di bambini poveri e abbandonati, tra i quali la camorra recluta le proprie leve».

L’avvicinamento alla scrittura teatrale da parte di Roberto Bracco arrivò in giovane età e si arrestò nel 1922, anno di pubblicazione de I Pazzi. Deputato d’opposizione nel 1923 nelle liste antifasciste di Amendola, Bracco e il suo teatro furono messi da parte a causa dell’ostilità a lui mostrata dal Regime, la quale culminerà nell’episodio del mancato premio Nobel. «Si è più volte detto – afferma Vincenzo Caputo – che il teatro di Bracco appare oggi non facilmente digeribile o, meglio, che il suo successo internazionale sia per un lettore degli anni zero difficilmente motivabile senza l’inevitabile slittamento della sua produzione da ruolo protagonistico a ruolo di testimonianza del gusto degli spettatori dell’Otto e del Novecento. In tal senso gli studi devono effettuare un passo in avanti. Sarebbe foriero di risultati, su questa scia, un confronto serrato tra la produzione di Bracco e quella di Pirandello, il quale entri nella sostanza degli scritti dell’uno e dell’altro. Bisognerebbe, insomma, fare tali confronti con lo sguardo sgombro dalle marcate vicende politiche che segnarono il primo (l’antifascismo e l’ostracismo) e il secondo (l’adesione e l’ascesa letteraria). Esse, pur non intaccando il valore assoluto delle due scritture, contribuirono senza ombra di dubbio alla fortuna, in tutta la sua valenza media, dell’uno e dell’altro».