ΑΝTICHI MESTIERI di NAPOLI: ‘O CAVADENTE

Secondo la descrizione fatta da Giulio Mendozza nel suo “Elenco di Antichi Mestieri”, ‘o cavadente era “una specie di dentista che, con accorgimenti rudimentali, estraeva denti per strada, con quanta igiene è facile immaginare…” Per poter lavorare più facilmente, metteva nella bocca del malcapitato, una pallina di vetro o addirittura una pallottola di carta.
In un racconto tratto da “Odiare per vivere” (un blog di Andrea Vaccaro) viene descritta la figura di un “ometto deciso e sicuro di se'” che si presentava con una sedia di paglia, un grande asciugamano, una o due piccole tenaglie e “forse, del disinfettante”.
Si trattava del “cavadenti ambulante” che, ancora negli anni ’40, si poteva veder girare per le strade di Napoli.
Il primo paziente, “magari con la faccia gonfia”, veniva invitato a sedersi, mentre tutt’intorno si andava radunando una piccola folla di malati e curiosi. Appena il cavadenti riteneva che ci fosse abbastanza pubblico, dava inizio allo “spettacolo”.

'O CAVADENTE
Venivano invitati due volontari a tenere fermo il paziente che, preso da un “raptus di terrore”, tentava di liberarsi, ma veniva stretto ancora più energicamente, mentre il cavadenti
“si poneva addirittura in ginocchio sulle gambe del paziente” ordinando di turargli il naso. Non appena il poveretto apriva la bocca “ecco il dentista che introduceva la pinza e zac, fuori il dente”.
La narrazione continua poi fra il tragico e il comico: “Un fiotto di sangue usciva da quella bocca malandata assieme a una serie irripetibile di parolacce e bestemmie”.
Quando il povero diavolo si era ripreso e aveva messo i soldi dell’intervento nel cappello del cavadenti, questi lo congedava con un “buffetto sulla guancia” e poi continuava, dopo aver esclamato “sotto un altro!”, per tutta la mattina “fino al completo esaurimento dei denti malati”.

'O CAVADENTE 2

Fernanda Zuppini